Non amo la spada per la sua lama tagliente, né la freccia per la sua rapidità, né il guerriero per la sua gloria. Amo solo ciò che difendo...

Officina per l’Italia: l’intervento integrale di Giorgia Meloni ad Atreju

Devo innanzi tutto dei ringraziamenti. E devo dei ringraziamenti molto sinceri a tutti quelli, e lo voglio dire ancora una volta perché rischiamo di dimenticarlo, che consentono che tutto questo stia in piedi. Atreju arriva quest’anno alla sua sedicesima edizione ed è forse l’unica cosa che è rimasta in piedi mentre tutto crollava.

Ed è rimasta in piedi perché c’è qualcuno che ogni anno si prende la responsabilità di costruirla. E non parlo di me ma dei ragazzi che avete visto correre ma anche di quelli che le magliette non le indossano, che passano tutta l’estate a lavorare su questa manifestazione quando gli altri stanno in vacanza. Che fanno quello che hanno senza prendere una lira, che hanno voluto scrivere sulle loro magliette che sono dei volontari, perché è semplicemente gente che vuole combattere per le idee nelle quali crede. E in questo tempo della politica sono un autentico miracolo. E allora ricordiamocelo: perché anche questa edizione di Atreju, visto che siamo in chiusura, è stata una bella e grande soddisfazione. E perché forse proprio da questo dobbiamo ripartire.

Noi abbiamo fatto un bel dibattito, e voglio ovviamente ringraziare tutti gli autorevolissimi relatori che hanno partecipato, e ringrazio anche voi, questa platea, perché l’entusiasmo con il quale dimostrate stamattina di credere in quello che stiamo facendo è poi la benzina della nostra quotidianità.

Senza di voi, senza la nostra gente, senza qualcuno che ci accompagna in questo percorso, senza qualcuno che ci ricorda che noi siamo solamente i volti e i nomi con i quali migliaia di persone credono e sperano in qualcosa, noi non siamo niente. Per cui non dimenticatevi di starci addosso, non dimenticatevi di gridare, di applaudire, di accompagnarsi, e anche di criticare quando dovessimo sbagliare perché la politica deve tornare qui.

Stamattina abbiamo avviato questa mattina un dibattito molto importante, che è destinato ad andare avanti anche nei prossimi giorni. Un dibattito che è chiaramente per noi l’avvio per qualcosa di nuovo, che possa aiutarci a centrare quell’obiettivo che ci siamo dati quando abbiamo fondato Fratelli d’Italia e cioè il tentativo di ridare una casa ai tanti, troppi esuli della politica.

Quelli che si sono fatti espellere dal sistema perché non volevano essere normalizzati, quelli che hanno smesso di credere in qualcosa o quelli che non hanno creduto nella politica perché la politica non si è mai resa credibile. Quelli che in cuor loro sognano solamente di tornare a crederci.

Se noi davvero vogliamo essere un punto di riferimento per questi milioni di italiani, allora dobbiamo lasciare da parte il tatticismo, il pragmatismo, i giochi di palazzo e dobbiamo tornare all’essenza della politica, che è la visione del mondo che si vuole incarnare.

Il tema non è quello che a volte ho sentito in questi settimane di dibattito, “se loro fanno questo noi facciamo questo”, “se loro rifanno Forza Italia allora noi facciamo Alleanza nazionale”, “siamo di destra, siamo di centrodestra”. Questi sono discorsi buoni per chi cerca un posizionamento personale, perché per noi i partiti non sono mai il fine dell’impegno politico. Per noi i partiti sono sempre uno strumento e allora vorrei provare a ripartire da qui.

Il tema dal quale partire, per noi, è: in che cosa crediamo? Noi chi siamo? Quali sono le battaglie che vogliamo portare avanti non perché saranno elettoralmente redditizie, ma perché sono giuste? Come vogliamo plasmare la società italiana? Sono a queste domande a cui io voglio dare una risposta. Ed è il vero tema sul quale noi possiamo ricoinvolgere tutti. In che cosa crediamo? Provo a dirvi in che cosa credo io, in che cosa abbiamo creduto noi con Fratelli d’Italia quando abbiamo deciso di dare vita a questa nuova avventura, sicuramente temeraria, non si può dire che non avessimo il coraggio di rischiare le nostre posizioni personali per essere coerenti con le nostre scelte e con le nostre idee.

Noi crediamo prima di tutto in un Movimento popolare che sia libero, forte, calato nell’anima della Nazione, che sia radicato in ogni quartiere, in ogni mestiere, in ogni università. Che sia conservatore nei valori ma rivoluzionario nell’attitudine al cambiamento. Perché l’Italia ha bisogno di cambiare.

Vogliamo un Movimento partecipato perché non ne possiamo più della deriva oligarchica dei partiti. Cinque persone chiuse dentro una stanza che pensano di potersi sostituire alla democrazia. I partiti sono uno strumento degli italiani non di ‘alcuni’ italiani.

Noi siamo persone che hanno sofferto per lo sperpero delle risorse dell’Italia negli anni delle grandi occasioni perdute, ma soprattutto negli anni del consociativismo, della corruttela, del compromesso a tutti i costi. Anni nei quali i privilegi sono diventati tossine che hanno finito per avvelenare gli italiani che non erano ancora nati. E noi oggi ci troviamo di fronte a milioni di giovani uomini e giovani donne che lavoreranno tutta la vita senza aver mai avere la possibilità di prendere uno stipendio decente e neanche di sognare una pensione dignitosa.

Vogliamo dire a queste persone che meritano di più, e vogliamo chiedere di restituire qualcosa a chi avuto troppo, a quegli ipergarantiti che per trent’anni hanno vissuto al di sopra delle proprie possibilità scaricando il costo da pagare su qualcun altro, salvo elargire saltuariamente un po’ di carità ai loro figli e nipoti, che hanno trasformato in una generazione di schiavi. Lo vogliamo dire ai pensionati d’oro, che non sono 300 come dice qualcuno: sono 300 mila. E non sono pochi. Lo vogliamo dire a chi prende i mega stipendi che nulla hanno a che fare con il merito dei risultati ottenuti.

Perché l’ho detto ieri e non lo ripeto: noi dobbiamo liberarci della generazione del sessantotto, con le sue facce, con le sue regole, con la sua mentalità, che ha prodotto solamente devastazione in Italia. E vogliamo tornare al valore delle persone e vogliamo tornare al merito.

Noi siamo disgustati dalla corruzione strisciante che ha contaminato lo Stato italiano a tutti i livelli. Politici, amministratori e burocrati che estorcono soldi e favori ai cittadini, ai commercianti, agli imprenditori, in cambio del diritto a lavorare, a produrre, a sopravvivere.

Noi daremo battaglia contro questi parassiti della società, perché quel tempo deve finire e ci batteremo accanto dei milioni di italiani onesti e di chi vuole davvero servire lo Stato Italiano. Per questo, vogliamo promuovere la cultura della legalità tra i nostri ragazzi, per disboscare quella tendenza alla scorciatoia, al sopruso, alla prevaricazione delle quali da sempre si nutre la cultura mafiosa. Se non insegniamo ai nostri figli, ce lo ha raccontato Paolo Borsellino, a liberarci di questa mentalità, noi non ci vinceremo mai contro la mafia.

Lottiamo per il lavoro e la sua dignità, per costruire un’opportunità ai tanti che l’hanno persa o a quelli che non riescono a trovarla. E vogliamo investire sulle nuove imprese, vogliamo aiutare quegli imprenditori che ogni giorno guardano in faccia con coraggio questa crisi maledetta e la sfidano. Ma ci batteremo per loro, non ci batteremo per la lobby delle aziende eternamente foraggiate dai sussidi pubblici. Quelli che hanno presi miliardi dallo Stato italiano ma alla prima difficoltà invece di restituire il favore hanno chiuso le aziende in Italia e sono andati ad aprirle all’estero, per mantenere intatti i loro dividendi. Tanto la cassa integrazione la pagano sempre gli italiani.

E vogliamo spazzare via la burocrazia folle che opprime i cittadini e le imprese. Poche regole chiare sulle quali essere intransigenti. Combattiamo l‘oppressione fiscale, folle e iniqua quasi quanto la grande evasione, perché entrambe distruggono ricchezza e benessere. Le tasse non possono essere un sopruso, devono essere un’esigenza della comunità da tarare sulla capacità delle famiglie di sopportarla e non su quanto costa la spesa pubblica.

Noi vogliamo mettere un tetto alle tasse in Costituzione, vogliamo tagliare la spesa pubblica improduttiva e vogliamo colpire i potenti che evadono: le grandi compagnie, le banche, i magnati che trasferiscono all’estero il loro patrimonio saranno i nostri principali obiettivi. E ancora le società di giochi e delle slot machine, perché è finito il tempo in cui lo Stato fa i redditest alle famiglie oneste e patteggia con le banche che evadono e patteggia con le società delle slot machine, che devono 98 miliardi di euro allo Stato italiano che gliene sta chiedendo due. È finito quel tempo.

Consideriamo la finanza, i mercati e il credito come strumenti per investire sull’economia reale, per aumentare l’occupazione, non trucchi da prestigiatori per arricchirsi indebitamente sulle spalle della povera gente. Per noi, chi opera nella finanza deve avere il coraggio, se vuole guadagnare, di investire su qualche persona e su qualche progetto che lo meriti. E di rischiare. Se le banche non nel nostro sistema vorranno finalmente assolvere a questo importante ruolo nella nostra economia, allora noi saremmo anche d’accordo ad aiutarle quando sono in difficoltà. Ma se non decideranno di assolvere a questo importante ruolo nella nostra economia, allora basti regali. Lo Stato non aiuti le banche se le banche non aiutano gli italiani. È semplice.

Vogliamo separare le banche d’affari dalle banche commerciali, vogliamo mettere un tetto ai dividendi degli azionisti e agli stipendi dei manager per quegli istituti di credito che accettano aiuti dallo Stato. Vogliamo premiare le banche che investono sul territorio i risparmi dei loro correntisti e vogliamo ricalcolare i tassi d’interesse perché è arrivato il momento di fermare l’usura in Italia.

Noi difendiamo la terra, l’acqua, l’aria, il paesaggio, la salute di chi vive oggi e di chi viene dopo di noi. Anche di ambiente e di ecologia bisogna parlare, perché non è una roba che appartiene alla sinistra. Per noi la natura è sacra, un patrimonio da tramandare.

Oggi chi vive il pianeta pensa di poter consumare tutto, che tanto le risorse siano inesauribili, ma è solo l’altra faccia dell’egoismo sociale. Allora vale anche la pena di dire questo: noi siamo per le energie pulite, per lo sviluppo sostenibile, per l’abbattimento degli ecomostri e per la sostituzione edilizia, per una politica ‘rifiuti zero’, e per tutto quello che possa consegnare ai nostri figli, diceva Tolkien, una terra sana e pulita da coltivare. Ci battiamo anche per questo.

Ci battiamo per la cultura perché non siamo d’accordo con chi diceva che con la cultura non si mangia. Se l’Italia fosse una Nazione seria vivrebbe solo di cultura e di turismo, di identità e di specificità, di tutto quello che i cinesi non potranno falsificare mai. E invece l’Italia è un giacimento culturale che non genera ricchezza: è come se fosse una bolla di petrolio che non diventa barile. Noi vogliamo che la sussidiarietà stia soprattutto in questo ambito, che il pubblico rimanga proprietario in eterno del patrimonio e dei beni monumentali, ma che il privato possa gestirlo alle condizioni negoziate, per svilupparne al massimo le potenzialità. Perché noi davvero possiamo vivere di questo ed essere una delle Nazioni più ricche del mondo se sapremo utilizzarlo.

Sogniamo una Europa che sia giusta e solidale, che sia una Patria comune di popoli fratelli. Un sogno di pace e prosperità dopo secoli di guerre e di dolore, ma anche una tendenza verso quella grandezza e quella bellezza che sono distanti anni luce dall’aridità della finanza e dell’euroburocrazia, degli egoismi tedeschi e del cappio dell’euro. Non è questa l’Europa per la quale abbiamo sognato, non è questa l’Europa per la quale abbiamo ballato sulle macerie del Muro di Berlino. Era un’altra Europa che sognavamo. Era una Europa capace di avere una politica estera decente, invece di rimanere imbambolata mentre regala la sua centralità a Putin, che sembra essere l’unico rimasto a dire cose sensate. Era l’Europa delle identità che sognavamo: una Europa capace di essere fiera delle sue radici greco romane e cristiane e di esaltarle. Era ed è questa Europa che noi vogliamo costruire e difendere. Una Europa capace di capire che la sua forza non dipende dalla rigidità e dal rigore ma dipende dalla crescita. Non dipende dagli egoismi degli Stati nazionali ma dalla solidarietà e dipende da quanto splendono i suoi monumenti, non le monete dei suoi banchieri.

Noi in questa Europa vogliamo starci da protagonisti e non da servi sciocchi. Noi vogliamo lavorare per costruire un’Italia che sia capace non di dare ordini ma neanche di prenderne, di starci con la sua centralità e di starci con le sua capacità. L’ho detto e lo ripeterò all’infinito: l’indipendenza, la sovranità, è un prerequisito della democrazia stessa e della libertà. La nostra indipendenza, la nostra sovranità, non ce l’ha regalata qualcuno: noi ce la siamo conquistata. Qualcuno si è sacrificato perché qualcuno noi potessimo averla: nella Prima e nella Seconda Guerra Mondiale, durante il Risorgimento, fino alle manifestazioni per il ritorno di Trieste all’Italia. Qualcuno è morto perché noi fossimo liberi. E oggi ce lo dobbiamo ricordare.

Noi sosteniamo una visione patriottica del federalismo, che non corrode, anzi esalta lo spirito unitario della Nazione. Quella dei mille e uno Municipi che sono l’Italia, da prima dell’Italia. Noi vogliamo preservare e difendere le specificità, le tradizioni, tutto quello che ci lega al passato, e ci unisce tutti, come fossimo anelli di una catena immortale. Ricordi, insegnamenti, moniti. Li portiamo con noi per regalarli a chi verrà dopo di noi. Perché questo significa essere un popolo e questo significa avere una identità.

Noi difendiamo valori che continuiamo a considerare “non negoziabili”. La sacralità della vita, la difesa della famiglia, la lotta contro la droga. E non facciamo queste battaglie perché sono battaglie confessionali. Facciamo queste battaglie perché sono battaglie di laico buonsenso.

Noi rifiutiamo una società nella quale i capricci diventano un diritto e rifiutiamo una società nella quale chi ha una telecamera per poter rivendicare i suoi diritti viene prima di chi quella telecamera non ce l’ha. E invece noi vogliamo essere schierati dalla parte dei più debole. È laico buonsenso sostenere che l’aborto non può essere un metodo anticoncezionale ma deve essere una scelta estrema. È buonsenso dire che una cosa è combattere la discriminazione degli omosessuali ma altra cosa è dire che devono poter adottare dei figli, perché quello è un capriccio, e di fronte a quel capriccio viene prima il diritto di un bambino ad avere un padre e una madre. È laico buonsenso e non c’entra niente fede.

È laico buonsenso dire che la droga non è una libertà ma è una schiavitù, e che non sarà mai un diritto, è laico buonsenso aiutare le famiglie e la natalità, in una Nazione nella quale non si fanno più figli, perché siamo destinati a scomparire.

È laico buonsenso dire al ministro Kyenge che se ritiene può chiamare i suoi genitore 1 e 2, ma noi i nostri li continueremo a chiamare mamma e papà, perché le cose stupide non ci piacciono e combatteremo contro queste idiozie.

Vogliamo entrare nel tema della giustizia, senza tifoserie e senza interessi di parte. Per far tornare l’Italia culla del diritto, sistema garantista per antonomasia che preveda il rispetto e l’autonomia dei poteri. Serve un patto fondato sulla responsabilità di chiunque abbia il potere di incidere sulla vita degli altri. Con l’incandidabilità dei condannati con sentenza di primo grado da una parte, ma dall’altra parte una legge sulla responsabilità civile dei giudici, sulla separazione delle carriere, sul giusto processo e regole chiare che impediscano ai magistrati di saltare in politica e tornare indietro quando vengono trombati.

Crediamo che la sicurezza dei cittadini sia precondizione della libertà e vogliamo difenderla la sicurezza dei cittadini a partire dalla certezza della pena, dicendo basta agli indulti, alle amnistie, agli svuota carceri e a tutti quei provvedimenti che ogni volta trasformano lo Stato italiano nel mandante di migliaia di nuovi reati. E vogliamo farlo combattendo l’immigrazione clandestina con una seria politica dei rimpatri e con pene da scontare nei Paesi d’origine. E sempre in tema di immigrazione, vogliamo dire che la cittadinanza non sarà mai un automatismo. Perché se vuoi essere cittadino italiano devi dimostrare di amare l’Italia. La cittadinanza italiana va chiesta, voluta, sudata, celebrata.

Vogliamo riformare la politica, perché la politica possa essere credibile. Vogliamo che il Presidente del Consiglio, come il sindaco, sia eletto direttamente dagli italiani e non dai partiti. Vogliamo dire: mai più a governi tecnici, di Palazzo, di inciucio o semplicemente nati, come questo ultimo, per tirare a campare. Vorremo che lo Stato italiano lo fosse dinamico, snello, capace di prendere delle decisioni nei tempi delle altre grandi democrazie occidentali. Perché penso che non possiamo più permetterci due anni per approvare una legge e penso che il Parlamento debba tornare a entrare nel merito dei provvedimenti, invece che limitarsi a ratificare le tabelline che vengono scritte dai burocrati e dai tecnocrati. Penso che sia arrivato il momento di dire basta al bicameralismo perfetto, ai quasi mille parlamentari inutili, a governi fatti da cento persone tra ministri e sottosegretari. Penso che sia arrivato il momento di dire basta all’istituto dei senatori a vita o “a vota”, come qualcuno ha giustamente detto riferendosi agli ultimi arrivati.

E vogliamo una legge elettorale che sia in grado di difendere il bipolarismo, cioè il confronto tra visioni distinte e contrapposte, e di difendere la sovranità, restituendo agli italiani il diritto di scelta dei parlamentari e di difendere la governabilità, con una norma “anti ribaltone” che dica finalmente basta a quegli ignobili trasformismi ignobili che da sempre tengono in scacco l’Italia.

Abbiamo scelto la politica come missione non per diventare importanti, direbbe Guido, ma per fare cose importanti. Stiamo lavorando per costruire la casa di tutti e non di uno, un centrodestra a testa alta, un contenitore civile di donne e di uomini, di idee e di speranze. Un luogo diffuso dove potersi confrontare, dove partecipare e dove lottare spalla a spalla. L’uno per l’altro e tutti insieme per l’Italia. Però senza rendite di posizione.

Noi siamo per rimettere tutto nelle mani nel merito e vogliamo dare asilo a tutte le persone di buona volontà, ma chiediamo a tutte le persone di buona volontà che vogliono darci una mano di non aspettarsi incarichi, se prima non si saranno misurati con il consenso della gente. Le occasioni ci sono e ci saranno. Ci sono le elezioni europee e ci saranno tante occasioni per misurarsi. Partiamo da lì per dimostrare che rifiutiamo logiche vecchie e vogliamo effettivamente costruire qualcosa di nuovo.

Se questo perimetro, ancorché certamente imperfetto vi convince, allora questo appello è per voi. Noi abbiamo scelto Atreju per lanciarlo perché Atreju è sempre stato il luogo in cui è potuto entrare chiunque, in cui si è stati accolti con rispetto anche se si avevano idee molto diverse da quelle degli organizzatori. È il luogo del confronto per eccellenza. Anche quest’anno abbiamo voluto che qui non ci fossero simboli di partito in questa manifestazione, perché chiunque volesse anche venirci a trovare, anche solo per respirare aria non conforme rispetto a quella emanata dal pensiero unico dilagante, potesse non sentirsi un estraneo.

Ragazzi e ragazze, donne e uomini, ex ministri e studenti, che avete almeno per un’ora di una edizione fatto parte di questa storia, che avete guardati i dibattiti attraverso lo streaming o la televisione e vi siete sentiti parte di tutto questo, questo appello è per voi.

È arrivato il momento di costruire qualcosa di nuovo che possa ridare una casa a tanta gente. È arrivato il mondo di produrre un’onda di entusiasmo che possa far dimenticare gli anni orribili dell’orribile politica. E bisogna ripartire dal basso per farlo. Questo appello è per le tante anime disperse della interminabile diaspora che si sta consumando prima, durante e dopo la fine del Popolo della Libertà. Lo dico senza polemica, lo dico in riferimento alla nascita di Forza Italia, quindi di un altro partito.

Fratelli d’Italia vuole mettere a disposizione uno strumento perché possiate, se volete, proseguire questo viaggio, andare insieme nel profondo dei contenuti che ho cercato di tracciare e di quelli che mancano, perché chiaramente ne mancano moltissimi, per trasformarli in un manifesto politico e culturale, alto ma anche operativo, che possa mettere insieme sensibilità diverse, le varie provenienze di questa area e che possa rimettere insieme quella che è una maggioranza culturale in Italia.

Io sogno che persone che vengono dalla storia straordinaria della destra italiana, insieme a esponenti del mondo cattolico, laico, riformista, liberale e penso anche a tutti quelli che sul territorio hanno dato vita a delle liste civiche per sopperire la carenze dei partiti.

Sogno che tutto questa gente provi insieme a costruire una nuova stagione della politica italiana, che riescano finalmente a dimostrare che si può fare insieme un grande Movimento politico, e che si può farlo funzionare con regole certe, che si può farlo facendo partecipare alle scelte a partire dalle primarie a tutti i livelli che abbiamo rivendicato e che faremo. Dire basta alla vergogna delle cooptazioni, della politica fatta per tattica, delle scelte prese solo perché un sondaggio sembrava indicare una tendenza, senza convinzione, senza motivazione ideale, senza capire dove si sta andando.

Abbiamo pensato di lanciare qui, un appello rivolto in primo luogo alle persone che sono qui stamattina, ma alle tante altre che volessero starci, che si sentissero rappresentate da queste parole, a partecipare a uno strumento nuovo, aperto, che io propongo di chiamare “Officina per l’Italia”, dove lavorare insieme su una piattaforma culturale e programmatica che sia la base per una seconda fase di Fratelli d’Italia, dal quale tutti dite che non si può prescindere e da cui non prescinderemo. E anzi voglio anche dire che Fratelli d’Italia deve continuare a strutturarsi e ad organizzarsi e che, prima delle elezioni europee, deve celebrare i congressi a tutti i livelli. Noi abbiamo detto che rifiutiamo la deriva oligarchica dei partiti e saremo coerenti con questa scelta. Un luogo dove fondere percorsi diversi, perché non è più il tempo dei campanilismi e dei distinguo.

Propongo di lavorare insieme in questo laboratorio a un manifesto politico e programmatico e di vederci di nuovo, con gli altri che spero si aggregheranno e che risponderanno al nostro appello, già in un’altra iniziativa più grande magari a fine ottobre. Un grande appuntamento nazionale da celebrare in un luogo simbolo.

È tempo di riunire e di rimettersi al lavoro con lo scopo unico di lasciare a chi verrà dopo di noi un’Italia migliore di quella che noi abbiamo ereditato. Perché è per questo che noi ogni giorno spendiamo le nostre energie, è per questo che abbiamo iniziato a fare politica e per questo continueremo a farlo. Su questo obiettivo saremo implacabili, instancabili e indisponibili a ogni compromesso.

Oggi può nascere qualcosa di grande, di sincero, di umile, di credibile. Una piccola, grande epopea, grazie a donne e uomini liberi e coraggiosi. Dipende da noi, dipende dalle scelte che farà ciascuno di noi. Se noi ci credessimo davvero, questa data del 15 settembre potrebbe diventare una di quelle che si ricordano per qualche decennio. Il giorno in cui abbiamo cominciato a ricostruire.

La sfida è lanciata, Fratelli d’Italia c’è. E speriamo che ci vogliano essere tanti altri, perché quando arriva il vento del cambiamento, certi costruiscono muri ma altri costruiscono mulini a vento. E noi vorremmo costruire questo mulino a vento. Ricordo di aver letto di recente una frase di Evita Peròn che dice: “Ricordo di aver detto un giorno le cose cambieranno. E non so se fosse una preghiera, una minaccia o entrambe le cose”.

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